Una pagina di storia sangiovannese raccontata nel chiostro “Fiorentino” della residenza municipale. L’appuntamento con la presentazione del libro “Quella voce fucilata nella piazza: l’eccidio del 14 ottobre 1920 a San Giovanni Rotondo” è stata l'occasione per avviare un percorso di riappropriazione della memoria collettiva, ma anche di identità dell'intera comunità cittadina, capace di cogliere intimamente il senso di una necessaria riconciliazione.
Moderati da Federico Massimo Ceschin, i relatori hanno raccontato e analizzato un momento di storia locale ma con un respiro nazionale, sia pure un respiro tragico, visto che gli eventi narrati si soffermano sull’eccidio del 14 ottobre 1920, quando i fucili fermarono le voci festeggianti del popolo socialista, sceso in piazza per celebrare la vittoria nelle elezioni comunali del precedente 3 ottobre.
Fu vera strage: morirono 13 cittadini - armati solo di bandiere e fazzoletti - e un carabiniere, segnando con il rosso del sangue quella data di ottobre.
Una “voce fucilata nella piazza”, libro edito da Sudest che l’autore, Antonio Tedesco, ha provveduto a riportare in vita con la sua ricerca e il suo scavo archivistico, non rappresenta solo una ricostruzione di una tragica vicenda, ma è anche un modo per ricordare ai sangiovannesi che non è più tempo di divisioni, ma di riconciliazioni. Tema che, come ha ricordato l’assessore alla cultura, Carlo Macrini, "Rappresenta il filo conduttore di una serie di iniziative che l’amministrazione comunale ha messo in campo per ricordare eventi che hanno caratterizzato la storia della comunità sangiovannese. Quali amministratori abbiamo il dovere di promuovere il dialogo e il confronto sul significato stesso di comunità".
Lo storico Salvatore Ritrovato, dell’Università di Urbino, ha sottolineato l’importanza del termine "riconciliazione" quale opportunità per superare le contrapposizioni ideologiche e le interpretazioni dei simboli, "non un semplice vogliamoci bene”.
A Giuseppe Tamburrano, sangiovannese di nascita e presidente della Fondazione Nenni, il compito di analizzare la vicenda recuperando il racconto di suo padre, Luigi, nell’ottobre 1920 eligendo sindaco di San Giovanni Rotondo. "La tragedia del 1920" - ha detto Tamburrano che ha anche firmato la prefazione del libro - "rappresenta un prius nella storia italiana compresa tra la fine della Grande Guerra e l’avvento del fascismo, perché è la dimostrazione di come molta parte del mondo imprenditoriale e militare abbia deciso di arrivare alla resa dei conti contro i sovversivi operai e contadini, aprendo la strada allo squadrismo fascista".
Conclusioni affidate al sindaco Gennaro Giuliani che ha evidenziato "il valore della ricerca di Tedesco, ma anche il messaggio che appartiene alla ricostruzione storica: raccontare eventi e non emettere sentenze. Questa sera si celebra un tragico giorno che ha segnato la storia della nostra città" - ha ricordato ancora Giuliani – "A noi tutti il compito di mantenere vivo il ricordo di una data che non può essere lasciata alla sola discussione tra studiosi e accademici".
Proprio per ricordare le vittime dell’eccidio, la serata si è aperta con la lettura dei 14 nomi delle persone decedute il 14 ottobre 1920, mentre in mattinata era stata deposta, alla presenza di numerose scolaresche, una corona di fiori davanti la lapide che ricorda le vittime dell’eccidio.









