Le vie dela Storia
Strumenti
Testo

Qual era la situazione stradale della Puglia altomedievale? Le vie romane erano l’Appia e la Traiana, impostate spesso su piste protostoriche, appenniniche e sannite. La Via Appia, longarum regina viarum, si snodava in Puglia, con Traiano, da Benevento a Brindisi, pervenendo da Venusia (Venosa), e attraverso Silvium (Gravina) e Tarentum. La variante adriatica, la Via Traiana, calava dall’Appennino su Troia per allungarsi fino a Bitonto, attraversando Ordona, Cerignola, Canosa, Andria e Ruvo. A Bitonto la Traiana si biforcava; una viabilità interna, lungo l’hinterland barese fino ad Egnazia, e una marittima che da Bari si collegava alla litoranea nord, proveniente dal Gargano e da Siponto, per raggiungere a sud ancora Egnazia e poi Brindisi. Nel Medioevo la precedente viabilità romana condizionava sicuramente il cammino di chi, per un motivo o per un altro, veniva in Puglia. La persistenza di una viabilità antica è attestata, dagli itineraria del terzo e quarto secolo, come l’itinerarium Antonini e Burdingalese, fino alla pentacromica Tabula Peutingeriana, copia del dodicesimo secolo di una carta del terzo.

Le fonti del Medioevo ci parlano di un’antica rete viaria spesso in condizioni ormai di abbandono e rovina; su questa precedente rete viaria si impostano i nuovi tracciati, in taluni casi funzionali ad una realtà insediativa profondamente diversa, maggiormente incentrata sulla relazione tra i centri dell’interno e quelli della costa. Nella viabilità medievale è contemplato anche il tracciato che portava i pellegrini al santuario di San Michele, e di qua ai principali porti della Puglia.

Nel Medioevo la via del pellegrinaggio era conosciuta semplicemente con il nome di Via Francesca o Francigena, per la presenza tra i pellegrini dei Franchi o, più generalmente, di uomini del Nord; e questo a partire dagli anni successivi al Mille. I pochi riferimenti alla strada e al passaggio dei pellegrini sono alcuni documenti riguardanti l’abbazia benedettina di San Giovanni in Piano presso Apricena e pochi altri riguardanti la storia del Monastero di San Giovanni in Lamis, oggi Convento di San Matteo. In riferimento a San Giovanni in Lamis, nel rescritto del Catapano Bicciano del 1030, la Via Francesca è riferita ad un tratto posto tra San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo. La conferma del normanno Enrico parla della stessa, nel 1095, per il tratto tra l’imboccatura della Valle di Stignano e l’abitato di Apricena. Con Ruggero II, nel 1134, e con Guglielmo II, nel 1176, la Via Francesca è citata immediatamente dopo l’abitato di San Giovanni Rotondo. Alla presenza di un ospizio per i pellegrini sorto lungo la strada fanno riferimento documenti del XII-XIII secolo riguardanti la chiesa di Sant’Egidio nel territorio di San Giovanni Rotondo.

(Testo a cura del prof. Matteo Fiorentino)